INRAE: salvaguardare la biodiversità deve diventare una priorità per l’agricoltura globale

Il nuovo quadro globale della biodiversità, che sarà formalmente adottato alla COP15, mira a proteggere il 30% della terra e degli oceani entro il 2030. Nel 2022, secondo Protected Planet, le aree protette coprono il 16% della superficie terrestre, 17% con le aree di conservazione, e l’8% della superficie marina.

Il raggiungimento dell’obiettivo del 30% è indissolubilmente legato alla sicurezza alimentare globale e alle questioni sanitarie. Infatti, la superficie interessata coinvolgerà necessariamente aree coltivate e gestite dall’uomo, che a loro volta dipendono dalla biodiversità. Sulla base delle interazioni ecologiche tra agricoltura e biodiversità naturale, gli autori di questa proposta congiunta invitano a integrare le pratiche e le conoscenze locali per rinnovare gli approcci agricoli nei Paesi sviluppati e in via di sviluppo, al fine di co-costruire un nuovo rapporto con la natura con tutte le parti interessate e per il benessere di tutti gli esseri umani.

La biodiversità deve diventare una priorità per l’agricoltura globale, che può basarsi su pratiche agroecologiche o su metodi di gestione mista che combinano aree di attività intensiva e aree naturali preservate. I metodi di gestione devono sfruttare al meglio le conoscenze scientifiche e locali per caratterizzare e comprendere le funzioni della biodiversità e dei servizi ecosistemici, integrando al contempo combinazioni di approcci di conservazione. Gli autori sottolineano che gli scambi tra ambienti naturali e coltivati hanno avuto successo. Infatti, hanno permesso l’adattamento del mais alle alte quote in Messico e del miglio ai climi saheliani grazie all’incrocio con parenti selvatici.

Gli ambienti naturali forniscono anche importanti servizi ecosistemici per l’agricoltura, come l’impollinazione. Una buona gestione delle interazioni ecologiche a livello di paesaggio locale può quindi contribuire a sviluppare un’agricoltura più resiliente. Per quanto riguarda la biodiversità del suolo, essa è un fattore determinante per la chiusura dei cicli del carbonio, dell’azoto, del fosforo e dell’acqua.

I sistemi agricoli e alimentari tradizionali sono particolarmente ricchi di biodiversità. Una migliore comprensione di essi è quindi essenziale per costruire sistemi agricoli e alimentari resilienti di fronte ai cambiamenti climatici, basati su risorse locali, protette e valorizzate. Le conoscenze degli agricoltori e delle comunità locali devono essere maggiormente integrate nelle conoscenze scientifiche e nel processo decisionale, al fine di trovare insieme altre forme di gestione della biodiversità agricola, garantendo al contempo l’integrazione della sua controparte selvatica.

Leggi il documento originale su: INRAE, CIRAD and IRD joint scientific contribution – Growing biodiversity together