Italia e crisi climatica: è allarme disinformazione

Oggigiorno, il cambiamento climatico è al centro di tutte le discussioni. Tuttavia, nonostante la piena consapevolezza della crisi climatica in atto e i vari tentativi di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, persiste una grande disinformazione riguardo le cause, le misure di riduzioni e i possibili effetti delle emissioni di gas serra.

Questo è quanto emerge dai risultati del nuovo sondaggio ENEA lanciato con l’iniziativa “Se non lo sai, SALLO! Tutto quello che avreSte voluto sApere suL cambiamento cLimaticO (e non avete mai osato chiedere)” che sono stati condivisi in occasione della COP26 di Glasgow. Il questionario, composto da 20 domande suddivise in 5 sezioni, è stato compilato da oltre 1.300 persone, per la maggior parte di nazionalità italiana, con un’età tra i 10 e oltre 80 anni e una media di 34 anni.

Analizzando i risultati emerge che 9 intervistati su 10 hanno risposto correttamente alla domanda “I cambiamenti climatici esistono da sempre ma hanno subìto una notevole accelerazione dagli inizi del ‘900”. Quasi tutti sono convinti che lo scioglimento dei ghiacciai (97%) e l’aumento del livello medio del mare (86%) sono causati dal cambiamento climatico; ma solo il 42% ha risposto correttamente alla domanda “L’ondata di calore del 2003 è ascrivibile alla febbre del Pianeta” e il 32% alla domanda il “Cambiamento climatico e crescente pressione antropica sull’ambiente sono tra le cause della pandemia da Covid-19”.

In aggiunta, quasi il 50% degli italiani non conosce l’Accordo di Parigi né le date della COP26 di Glasgow, mentre sempre il 50% conosce l’esistenza del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ma non gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Al contempo, molti italiani adottano già pratiche virtuose come la raccolta differenziata (94%), la riduzione dell’uso di imballaggi di plastica (53%) e il contenimento dei consumi di acqua ed energia (71%), tuttavia rispettivamente il 21% e il 19% dei partecipanti si dichiara contrario a ridurre i viaggi in aereo e il consumo di carne.

Melania Michetti, ricercatrice ENEA e ideatrice del sondaggio, ha dichiarato: “Questo sondaggio ci ha permesso di raccogliere informazioni interessanti sulle convinzioni più diffuse nel campo del cambiamento climatico, evidenziando errori di interpretazione e luoghi comuni. Ad esempio, l’84% dei partecipanti crede (erroneamente) che l’industria sia il settore più inquinante mentre questo primato negativo è del settore energetico. Inoltre, solo il 21% è consapevole che il settore agricolo è tra i più impattanti per emissioni di carbonio, subito dopo quello energetico. Inoltre, solo il 43% sa che in Italia, l’impatto dei cambiamenti climatici può incidere fino all’8% del PIL pro-capite.”

Concludendo, Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti di ENEA ha affermato che: “Attualmente gli impegni presi da tutti i Paesi del mondo per il 2030 si traducono in una riduzione delle emissioni di gran lunga inferiore a quella necessaria a non superare il limite di guardia dei 2°C e la temperatura media della Terra è già aumentata di 1,1°C. Nell’attuale contesto, non c’è tempo da perdere: è essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica e consolidare la conoscenza di cause e conseguenze del cambiamento climatico, rafforzando il dialogo tra scienza e società civile. Proprio l’obiettivo che ENEA si è posta con l’iniziativa del SALLO!Quiz”.

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