L’Europa gestisce nel tempo la crisi energetica

Ci vorranno settimane per raggiungere un accordo e poi trascorrere quattro o cinque mesi all’entrata in vigore delle norme. La crisi energetica che affligge l’Europa sembra non avere fine.

Il blocco antinucleare, costituito da Danimarca, Germania, Austria e Irlanda, mantiene la propria posizione minacciando azioni legali contro la decisione della Commissione.

L’improvvisa chiusura per la manutenzione straordinaria di 4 reattori francesi, ha causato la perdita del 10% della capacità nucleare transalpina. La riattivazione delle vecchie centrali petrolifere e carboniere, sulla base di quanto è già accaduto in Italia, causa l’aumento dei prezzi del gas naturale.

La Finlandia, il primo EPR del continente, produrrà circa il 14% del fabbisogno elettrico del paese. Per chiudere, la Bielorussia nell’Unità 2 di Ostrovets, sarà collegata alla rete nei primi mesi del 2022, insieme a Ostrovets 1.

La Bielorussia sta elettrizzando il consumo finale al fine di ridurre il consumo di gas naturale. Dal 2024 integrerà la propria rete elettrica e quella della vicina Russia. Non c’è più nulla da sperare che i partiti portino consigli e portino fuori la tassonomia dalle sabbie dei veti politici avversari. Soprattutto che insinuano, nel governo europeo e in quello dei paesi membri, un barlume di visione strategica nel campo dell’energia.

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