Libano, Marocco e Tunisia: soluzioni politiche per conciliare gli obiettivi di industrializzazione con l’economia circolare

Le tendenze nell’uso delle risorse e nel consumo di energia indicano che le attuali forme di produzione e consumo lungo le catene di valore dei prodotti non sono sostenibili a lungo termine. Pertanto, l’obiettivo di sviluppo sostenibile 12 “assicurare modelli di produzione e consumo sostenibili”, e l’obiettivo di sviluppo sostenibile 9 volto ad “aggiornare le infrastrutture e adattare le industrie per renderle sostenibili, con una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e una maggiore adozione di tecnologie e processi industriali puliti ed ecologici” entro il 2030.

La multidimensionalità dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che copre obiettivi economici, sociali e ambientali, sfida i responsabili politici a progettare soluzioni politiche innovative per conciliare gli obiettivi dell’industrializzazione con la transizione verso un’economia circolare e innesca pratiche sostenibili di gestione delle risorse e abitudini di consumo. Tutto questo richiede nuovi approcci verso uno sviluppo industriale inclusivo e sostenibile. Le politiche industriali, tra le altre politiche nazionali, sono criticamente importanti per promuovere una giusta transizione verso un’economia circolare.

In questo contesto, l’UNIDO ha condotto un corso online di quattro giorni su “Politiche industriali per un’economia circolare”, sostenuto dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il corso ha ospitato i responsabili politici dei ministeri dell’industria, dell’economia o simili di Libano, Marocco e Tunisia. All’inizio del corso, Nilgün Tas, Vice Direttore del Dipartimento dell’Ambiente e Coordinatore per l’Economia Circolare dell’UNIDO, ha introdotto i concetti base e le definizioni di economia circolare e presentando esempi di interventi di cooperazione tecnica. Edward Clarence-Smith, Senior Expert in Green Industry and Circular Economies, ha successivamente delineato le diverse fasi dell’economia circolare, dalla produzione al consumo, riconoscendo i confini dell’azione dell’economia circolare.

Il secondo giorno, Carlo Pietrobelli dell’Università di Roma III ha spiegato l’importanza della politica industriale per raggiungere obiettivi ambiziosi di industrializzazione e le nuove sfide di combinare le tradizionali politiche industriali e ambientali. Nicola Cantore dell’UNIDO ha, poi, presentato i risultati di una recente ricerca che dimostra che le politiche per introdurre approcci di economia circolare e per ridurre le emissioni che guidano il cambiamento climatico possono anche generare impatti positivi sull’aggiunta di valore e sull’occupazione.

Il terzo giorno è stato caratterizzato da Manuel Albaladejo dell’UNIDO che ha presentato le opportunità di business e le prospettive di mercato dell’economia circolare affrontando le tendenze macro, così come i casi di studio a livello aziendale, mentre Massimiliano Mazzanti dell’Università di Ferrara ha presentato casi di successo di innovazioni dell’economia circolare e il ruolo degli strumenti politici per raggiungere questi risultati.

Nell’ultima sessione, infine, Franz Brugger dell’UNIDO ha riassunto, insieme ai partecipanti, le informazioni fornite dal corso riguardo: le motivazioni economiche che possono innescare ulteriori azioni da parte dei politici; le sinergie strategiche tra obiettivi economici e ambientali e la serie di strumenti che i politici possono impiegare per il cambiamento futuro.

Leggi il documento originale su: Industrial policy and circular economy course for policymakers from Lebanon, Morocco and Tunisia.