Morningstar: investire in aziende che eccellono nelle politiche di genere fa la differenza?

Le performance negli ultimi tre anni dell’indice Morningstar specializzato sulle azioni dei mercati sviluppati (eccetto il Giappone) con più alta gender diversity mostrano che non ci sono grandi differenze rispetto al corrispondente benchmark globale. Entrambi mostrano un rialzo intorno al 21% annuo (al 29 dicembre 2021). La volatilità del primo, tuttavia, è leggermente inferiore nel periodo considerato (la deviazione standard è del 17% contro il 17,24% dell’indice tradizionale).

Il dibattito sull’impatto delle politiche di valorizzazione delle diversità sulle performance di un’azienda è aperto e servono più dati di quelli oggi disponibili per provarlo. Sui rischi, invece, la ricerca ha già fatto importanti passi in avanti, soprattutto per quanto riguarda le pratiche di gender diversity. Gli studiosi le hanno inserite tra i fattori di rischio relativi al capitale umano che sono finanziariamente rilevanti per le aziende (e gli investitori).

“Le nostre analisi suggeriscono che questo aspetto è meno significativo di altri”, si legge in un recente rapporto di Morningstar e Sustainalytics dal titolo Human Capital: Making Sense of One of the Most Common Material ESG Issues. “I dati mostrano che la diversità del board ha una correlazione negativa con il turnover. Dal momento che i consigli di amministrazione sono lontani dalle attività quotidiane dei lavoratori, con i quali non hanno molti contatti diretti, le quote rosa hanno probabilmente uno scarso impatto nel favorire politiche a supporto degli avanzamenti di carriera delle donne all’interno dell’azienda”.

A fare la differenza è un altro fattore, ossia la capacità dell’impresa di assicurare le stesse opportunità di crescita a tutti i dipendenti. I risultati migliori, nello studio di Morningstar e Sustainalytics, sono ottenuti da quelle industrie che hanno un maggior grado di parità tra la percentuale di donne in posizioni senior e la loro percentuale sul totale della forza lavoro (in termini tecnici si parla di gender diversity ratio). Queste aziende hanno generalmente un minore turnover, perché, se tutti si sentono rappresentati in modo equo nei ruoli di leadership, saranno più propensi a rimanere nell’impresa e più motivati nelle loro attività.

Concliudendo, una buona gender diversity diminuisce anche le probabilità di incorrere in controversie causate da tutte le forme di discriminazione (di genere, etnia, disabilità, ecc.). In altri termini, se la forza lavoro è adeguatamente rappresentata a livello manageriale sono meno frequenti altri tipi di emarginazione e penalizzazione. I potenziali rischi di questi comportamenti sono le cause legali, i danni reputazionali e le sanzioni. Tra i settori con il miglior gender diversity ratio figurano quello automobilistico, dell’acciaio e dei servizi di pubblica utilità. In questi comparti la percentuale di donne nella forza lavoro è più bassa, ma esse sono più rappresentate nelle posizioni di leadership.

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