Tagikistan: fermare l’abuso e il matrattamento dei manifestanti durate le proteste pacifiche

Le autorità tagike dovrebbero garantire un’indagine efficace sull’uso della forza da parte della polizia che ha causato morti e feriti tra i civili durante le proteste del maggio 2022 nella regione autonoma del Gorno-Badakhshan, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. Le autorità dovrebbero anche porre immediatamente fine agli abusi contro i manifestanti nelle città di Khorog e Rushan, che le autorità centrali tagike hanno etichettato come “militanti” e “membri di gruppi terroristici”.

La polizia tagika ha arrestato almeno 46 abitanti di Gorno-Badakhshan in relazione alle proteste del 16-19 maggio, tra cui una giornalista e attivista indipendente, Ulfatkhonim Mamadshoeva, accusata di aver invitato pubblicamente alla violenza per cambiare l’ordine costituzionale. La polizia ha classificato il suo caso come “segreto”, rendendo impossibile il monitoraggio del caso. Le autorità tagike sostengono che le proteste di maggio, scoppiate dopo mesi di persecuzione della popolazione locale in seguito alle proteste del novembre 2021, sono state organizzate da gruppi criminali con legami con organizzazioni terroristiche. Quando le proteste sono riprese pacificamente il 14 e il 16 maggio, i media indicano che la polizia le ha disperse violentemente usando proiettili di gomma e gas lacrimogeni, con il supporto militare dispiegato dalla capitale Dushanbe.

Il 18 maggio, le autorità tagike hanno annunciato una speciale “operazione antiterrorismo” nella regione dopo che i residenti del villaggio di Rushan hanno bloccato l’unica strada che collega Dushanbe a Khorog. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze ha dichiarato che 40 persone sarebbero state uccise in questa operazione e 46 arrestate come “militanti”. Il numero effettivo di persone arrestate in tutto in relazione alle proteste di maggio potrebbe arrivare a 100. Il governo centrale, dopo aver disperso le proteste, ha anche tagliato la connettività internet e mobile nella regione autonoma. La connettività era stata precedentemente interrotta a novembre e ripristinata solo parzialmente a fine marzo. Ciò ha impedito a migliaia di residenti della regione di entrare in contatto con i loro parenti e con il resto del Tagikistan. Secondo quanto riferito, anche l’accesso fisico all’interno e all’esterno del villaggio di Rushan è fortemente limitato. Sebbene Human Rights Watch sia riuscita a contattare persone a conoscenza degli sviluppi nella regione, le comunicazioni con la regione sono estremamente difficili. Le autorità tagike hanno anche accusato Mamadshoeva, ai sensi dell’articolo 307 del Codice penale del Tagikistan, di “invocare pubblicamente un cambiamento violento dell’ordine costituzionale con l’uso di Internet”, ma non hanno fornito alcuna prova a sostegno delle accuse.

Il 24 maggio, il canale televisivo statale ha trasmesso un documentario in cui Mamadshoeva e il suo ex marito, Kholbash Kholbashov, ex ufficiale dell’esercito di frontiera tagiko, anch’egli in carcere con le stesse accuse, sembrano ammettere di aver organizzato le proteste a Khorog e Rushan e si scusano per aver causato disagio ai residenti. Sebbene le loro interviste siano state chiaramente registrate mentre erano nelle mani delle autorità, non sono chiare le circostanze esatte in cui sono state filmate. Gli attuali disordini nella regione autonoma sono tra i peggiori dalla fine della guerra civile in Tagikistan del 1990-1997, in cui migliaia di civili sono stati uccisi in quella che Human Rights Watch ha precedentemente descritto come “pulizia etnica”. I residenti del Gorno-Badakhshan si identificano come “Pamiri” e sono etnicamente e culturalmente diversi dalla maggioranza dei tagiki.

Il 20 maggio, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso preoccupazione per l’escalation di violenza e vittime nella regione autonoma, invitando tutte le parti alla moderazione. La delegazione dell’Unione Europea in Tagikistan e le ambasciate di Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Germania hanno rilasciato una dichiarazione congiunta il 18 maggio, esprimendo preoccupazione per le intimidazioni e i procedimenti giudiziari nei confronti di cittadini e giornalisti, ed esortando le autorità tagike a sostenere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in situazioni di crisi. Un gruppo tagiko per i diritti umani in esilio ha inoltre invitato la società civile tagika a chiedere giustizia per Mamadshoeva.

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